Una giornata da ricordare
| Quasi in vista di Cassio, prima del danno finale... |
Sollevo la testa dopo avere bevuto avidamente Respiro, poi improvvisamente realizzo che cosa ho appena combinato. Preso dalla foga, ho piegato il busto troppo in avanti, per cui la macchina fotografica che porto al collo, benchè racchiusa nella custodia, si è fatta un bel bagno nella fontana.
La estraggo al volo e provo ad accenderla, per qualche secondo mi dà speranza, poi capisco che è finita: come impazzito, l'obiettivo continua a fare su e giù, zoomando avanti e indietro. Per fermarlo devo togliere la pila. Provo a rimetterla: niente, continua così. Provo a scattare una foto, è impossibile. Lo zoom continua a muoversi, quando premo il pulsante ne esce una foto mossa e insulsa. E il peggio non è ancora finito, perchè ,macchina fotografica da buttare a parte, continuo ad avere un male cane alla gamba (Contrattura? Sciatalgia?), sono in ritardo sulla mia tabella di marcia di più di un'ora e ho ancora dieci chilometri di saliscendi - quindi, al ritmo che sto tenendo, almeno tre ore e mezzo - da affrontare prima di arrivare all'albergo di Berceto. E bus non ne passano, ovviamente.
Da tempo sognavo di percorrere questa tappa. La salita lungo l'Appennino, i silenziosi paesini di Terenzo e Cassio, nati sul e per il percorso, la sosta nella storica Berceto, l'ascesa al passo della Cisa, la discesa su Pontremoli... Forse uno dei tratti, paesaggisticamente e storicamente, più belli dell'intera Via Francigena. L'ho immaginata sin dal primo passo, uscito dalla stazione di Aosta, due anni e mezzo fa. Era un miraggio, durante i duecento chilometri di Pianura Padana, piatti e noiosi, macinati lentamente, tappa dopo tappa, nei mesi autunnali e primaverili. Era lì, a un passo, giusto il mese scorso, quando ho finalmente affrontato le prime salite tra Fidenza e Fornovo. La pregustavo con gioia. Ho organizzato tutto per poter fare questi 60 chilometri circa attraverso gli Appennini durante le ferie pasquali. Arrivato al dunque, mi è successo di tutto. Ho chiesto troppo al mio fisico, evidentemente, e ora mi ritrovo a zoppicare in direzione di Berceto, con la compattina fradicia e inutilizzabile.
| Quando si dice "Una salita che spacca le gambe..." |
Berceto, ore 20.30 circa. Ho cenato in silenzio e rapidamente, e sono già a letto. La gamba continua a fare male, quindi mi trovo a interrompere qui il mio percorso. Domani prendo il treno e vado direttamente a Rapallo senza continuare il tragitto. D'altronde farsi altri 30 chilometri in queste condizioni sarebbe folle. C'è solo un problema: la stazione di Berceto è circa seicento metri e nove chilometri più in basso del paese. I bus scolastici sono sospesi, quindi domani mi tocca di nuovo scarpinare, con la mia contrattura o quello che è, per altre tre ore almeno. Spengo la luce e cerco di addormentarmi, nell'ingenua speranza di svegliarmi domani mattina fresco, riposato e senza alcun dolore, come se avessi nulla fosse accaduto, come se fosse stato solo un brutto sogno.
In silenzio, ripenso alle vacanze pasquali di tre anni fa, quando il primo cartello con l'immagine del pellegrino mi ha colpito, nei pressi dell'anfiteatro di Martigny. Ne ho fatta di strada, da allora. E altra ne farò ancora, dalla prossima volta. Ma in questo momento, tra la stanchezza, il male e la rabbia, mi mando silenziosamente a quel paese. Non potevo appassionarmi alla raccolta di francobolli?
Quando questa mattina sono partito da Alessandria col primo treno in direzione Fornovo ero felice ed emozionato. Pensavo che oggi sarebbe stata una giornata da ricordare. E chi se la dimentica più, infatti?
Giovedì 17 aprile 2014, la peggior giornata della mia 'carriera' di camminatore.
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