Aronte, ovvero back to work
Esco a passo svelto dalla stazione ferroviaria. Raggiungo via XX Settembre, la grande arteria di traffico che conduce verso il centro, e la abbandono all'altezza della rotonda nei pressi del cimitero. Ed è lì, su un palo della luce, che la vedo per la prima volta. Sinuosa, ancorchè stilizzata, bianca su fondo blu. Una sirena. Il simbolo del Cammino di Aronte. E' lei la mia guida in questo percorso di cinque giorni che abbraccia, in un grande anello di circa sessanta chilometri, la città di Carrara.
Come tutte le creature mitiche,
si rivelerà spesso sfuggente. A volte l'adesivo, o la pittura che la
rappresenta scompare, lasciandomi nel dubbio su quale bivio prendere. Ma questo
lo scoprirò man mano... Le gambe girano, la testa no. Sono rimasto a
pensieri cupi e risposte che avrei potuto (e dovuto) dare. Dovrò salire su un
colle per poi ridiscendere, toccare un sobborgo, e risalire nuovamente per
raggiungere la frazione che vedo già distintamente sopra la mia testa. In
pratica, ho la sensazione di avvolgermi su me stesso quando probabilmente un
percorso più lineare mi avrebbe fatto risparmiare tempo e fatica. E infatti
l'app che seguo, e che mi evita di sbagliare strada un paio di volte, me lo
conferma. Ma per quale motivo mi fanno fare un giro del genere?Finora, non c'è
stato quasi niente da segnalare. E non mi sono minimamente goduto il cammino.
Asfalto, qualche villetta, un percorso in salita non particolarmente faticoso,
qualche cane che mi abbaia dietro...poi, di colpo, l'asfalto diventa una sterrata,
la salita si fa più dolce, esco dal bosco. Avenza, la frazione di Carrara posta
tra il centro storico e il mare, si stende sulla piana davanti e sotto di me.
Respiro, mi godo i primi raggi del sole che mi riscaldano, mi fermo a
contemplare il paesaggio, e l'umore di colpo cambia.



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