Boundaries
In aereo non ti rendi conto della cosa. Sali a bordo che sei in un paese, scendi la scaletta e sei in un altro. I controlli doganali, sì, ok, ci sono, ma comunque... sei 'già' da un'altra parte, non hai la sensazione di attraversare quella linea immaginaria disegnata sulla cartina geografica.
Con gli altri mezzi di trasporto è diverso. Ad esempio in bus, o in auto. Magari non c'è alcun controllo, solo uno sguardo distratto di un doganiere mentre si rallenta davanti alla barriera, ma la percezione fisica del passaggio di un confine è più forte.
A volte invece i controlli ci sono eccome, e ti sorprendono per la meticolosità, a volte quasi per la stupidità, guardando con gli occhi del turista o del viaggiatore. Dieci anni fa, durante un tour della Patagonia, ho varcato in bus il confine tra Argentina e Cile. Quando, alla partenza, ho chiesto quanto sarebbe durato il viaggio...mi hanno risposto "Da sei a otto ore". Ho interpretato la cosa come un segno della flemma sudamericana. Poi ho capito. Dopo un bel pezzo di strada, nel nulla più totale della pampa, è comparso un posto di frontiera con casette di legno e le bandiere dei due paesi che sventolavano a pochi metri di distanza. Ci hanno fatto fermare, scaricare tutti i bagagli e li hanno controllati ad uno ad uno. Quasi due ore, eterne. Quando è stato il mio turno, hanno estratto dal mio zaino una bottiglietta d'acqua e un panino: il mio magro pranzo, che contavo di fare non appena ripartiti.Con molta attenzione e con i guanti, hanno preso il tutto e lo hanno gettato nel cestino dell'immondizia. Precauzione sanitaria contro il rischio di importazione di virus clandestini. Una volta ripartito, ho maledetto i doganieri a ogni crampo della fame sino a che ho potuto avventarmi su qualcosa una volta giunto a destinazione.
Viaggiando spesso in treno, ho maggiore esperienza di confini ferroviari. Al di là dell'aspetto dei controlli veri e propri (a volte ci sono, a volte no, dipende dalle zone e dai periodi) si hanno esperienze molto diverse. Ad esempio a Lille. Sceso dal TGV proveniente da Parigi nell'ala principale della stazione, mi sono portato a una estremità dove strani elettrotreni con gli intercomunicanti 'gommosi' mi segnalavano che lì , indipendentemente dal vero e proprio confine geografico, cominciava il Belgio...
Ancora più caratteristico è il confine italo-austriaco in Trentino Alto Adige. Ufficialmente è al Brennero, in realtà è un bel po' di chilometri prima. Una prima traccia la si ritrova nei nomi: nel bel mezzo della piana Rotaliana, ai margini di una zona a me molto cara esistono due cittadine quasi adiacenti, quella di Mezzolombardo e di Mezzocorona. Qui, sino al 1918, finiva l'Italia; Mezzolombardo era nostra, Mezzocorona apparteneva all'Impero Austroungarico. L'altro segnale di ingresso in un altro Stato non è dato dal cambio di amministrazione ferroviaria (che sarà appunto al Brennero) ma dagli annunci automatici della italianissima carrozza, che passano di colpo al tedesco. Anche il paesaggio sembra cambiare: magari è solo suggestione, ma l'erba sembra essere più verde e tagliata tutta uguale, anche i fiumi appaiono più 'inquadrati', come ci si aspetta dalla proverbiale precisione teutonica...
Una volta al Brennero, il cambio di stato per così dire si 'completa'. Elettrotreni puliti color rosso fiammante, persino il cambio di senso di marcia. In Italia - omaggio agli inglesi inventori della ferrovia? - infatti si viaggia a sinistra, in Austria si viaggia a destra. Ci sono poi altri piccoli cambiamenti sempre a livello ferroviario, ma sono più cose da appassionati.
Una volta al Brennero, il cambio di stato per così dire si 'completa'. Elettrotreni puliti color rosso fiammante, persino il cambio di senso di marcia. In Italia - omaggio agli inglesi inventori della ferrovia? - infatti si viaggia a sinistra, in Austria si viaggia a destra. Ci sono poi altri piccoli cambiamenti sempre a livello ferroviario, ma sono più cose da appassionati.
Ma l'esperienza sicuramente più strana, perchè ormai assai difficile da sperimentare, è quella del passaggio di un confine di Stato...a piedi.
Laddove il confine passa tra i monti, quasi non lo noti. Intanto perchè sei impegnato a guardarti attorno, a goderti lo spettacolo del paesaggio che ti circonda. Poi perchè i segnali sono poco appariscenti. Spesso si tratta di un piccolo cippo seminascosto, come sul crinale alpino tra Italia e Francia .
Talvolta, invece, sono fortificazioni imponenti e ormai abbandonate, a segnare il confine, retaggio di un passato decisamente...turbolento, quando la cima dei monti era una meta ambita per controllare eventuali attacchi o invasioni da parte del Paese vicino.
| Salendo dall'Italia verso il colle di Tenda... |
| Fort Central, Colle di Tenda |
| Le batterie del monte Chaberton, alpi Cozie, costruite dagli Italiani e abbattute rapidamente a cannonate dai Francesi |
Ma non è necessario salire sui monti per provare l'ebbrezza di passare un confine a piedi. In riva al mare, ad esempio, un valico tra Italia e Francia è alla periferia di Mentone, vicino alle grotte dei Balzi Rossi. Mi sono tolto la soddisfazione di arrivarci in bus per poi rientrare nel Bel Paese scarpinando, tra gli sguardi curiosi dei doganieri. Sono stato probabilmente un piccolo diversivo in una giornata altrimenti noiosa...
Poichè il passaggio pedonale di un confine è un piccolo avvenimento, occorre preventivare anche un po' di coda per immortalarlo. Come ho dovuto fare quest'anno. Turisti diligentemente in fila per fotografare il semplice cippo che divide la cittadina di Albeck (Germania nord-orientale) da quella di Swinoujscie (Polonia)
Ma nulla, finora, per quanto mi riguarda, batte la Piazza Transalpina a Gorizia. Si tratta dell'ultimo confine storico della Guerra Fredda a sparire, nel 2004, quando la Slovenia è entrata a far parte della Comunità Europea. La nostra 'piccola Berlino'. Posso solo immaginare come fosse all'epoca. Piazza tagliata a metà, reticolati, soldati al controllo... Ora è un luogo silenzioso e tranquillo, eppure esercita un certo fascino. Il trasporto pubblico di Gorizia si ferma una cinquantina di metri più indietro, sul viale di accesso alla stazione, quasi a rendere più solenne il momento, costringendoti di fatto a passare a piedi...
| La stazione slovena di Nova Gorica, un tempo stazione internazionale di Gorizia |
| A pochi centimetri dall'Italia... |
Quel 30 aprile del 2004 è stato ufficialmente abbattuto il 'muro di Gorizia': un evento relegato a una curiosità, un divertissement, quasi, per riempire le pagine dei giornali. Eppure, per più di cinquant'anni c'è stato ben poco da scherzare.
PS: comunque la differenza con l'Italia, in quell'occasione, l'ho avvertita sin dal primo passo. Aprile 2015. Entro nel lato sloveno della piazza, e immediatamente si attiva il wifi gratuito e libero. Pochi metri indietro, il nulla. Parafrasando D'Azeglio, l'Europa è fatta, da tempo. Quello che manca è fare gli Europei, ma è e sarà un processo molto lungo.
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