Walking on the edge

Il palazzo non esiste più, raso al suolo dopo i bombardamenti. Non esiste neanche più la strada, che ha cambiato nome pochi anni dopo la guerra, quasi a cancellare ogni traccia del passato. Ma è inutile: i fantasmi rimangono. Prinz-Albrecht-Straße 8. SS, Gestapo, RSHA(Ufficio di Sicurezza del Reich). Se c'è un posto a Berlino dove si può percepire il Male, è questo.
Il palazzo di Prinz-Albrecht-Straße nel 1942.
Fonte: Bundesarchiv, Bild 183-R97512 / Unknown / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de, 


Lo spazio è restato a lungo vuoto, una volta tolte le macerie, lasciando un 'buco' molto significativo. Come a voler rimuovere gli spettri del passato. Poi si è deciso di creare una installazione permanente, a memoria, chiamata Topographie des Terror. All'esterno, delimitato da un pezzetto di Muro lasciato intatto, un percorso con una serie di cartelli, a raccontare l'avvento del Nazismo. Al centro, un edificio moderno che contiene il centro di documentazione, visitabile gratuitamente. 


La storia la conosco, ho letto libri, mi sono documentato. Ma come sempre, è il contesto a fare la differenza.
Prima di entrare, passeggio lentamente lungo la parte esterna. Riproduzioni di manifesti elettorali del 1933 ("Hitler, la nostra ultima speranza"), immagini dell'epoca, a partire dalla presa del potere. 

Primo pugno nello stomaco. Scrisse Heine: "Là dove si bruciano i libri, si finisce di bruciare anche gli uomini". Una foto. Soldati e civili, con un mucchio di carta in mano, poco prima di gettarla nel fuoco. 10 maggio 1933, uno dei tanti Bücherverbrennungen,  ossia i roghi dei libri. Il più famoso. Con tanto di discorso di Goebbels, a celebrare una sorta di rito che si sarebbe ripetuto nei giorni e nei mesi seguenti. I visi sorridenti, divertiti. Una goliardata,si direbbe oggi. 



Completo il giro all'esterno. Un piccolo scalino segnala la posizione di una delle celle in cui la Gestapo torturava gli oppositori del regime. Un brivido. Poi entro all'interno. Spazi enormi e decine di pannelli che mostrano luoghi, persone, eventi legate alle attività di 'pubblica sicurezza' durante il Nazismo.

Secondo pugno nello stomaco. Un manifesto che pubblicizza una rivista mensile dal titolo "Il Nuovo Popolo". La didascalia recita: "Questa persona con una malattia ereditaria costerà alla nostra comunità nazionale 60.000 Reichmark nel corso della sua vita. Cittadino, questo è il tuo denaro." Leggo, non riesco a credere. Tutto perfettamente alla luce del sole, magari qualcuno avrà pensato a una boutade. Ma poi è successo davvero. Sì, aveva ragione Heine. Dai libri in breve si è passati alle persone. E quasi nessuno ha sollevato una protesta. Paura, accettazione rassegnata, rimozione, fanatica convinzione. Ciascuno ha cavalcato l'epoca a suo modo. Ma il risultato è stato quello che noi, nati dopo la guerra, abbiamo conosciuto solo attraverso i libri di storia. 





Terzo pugno nello stomaco.  In fondo alla costruzione c'è un pezzo di muro con diversi colori. Sembra quasi un mosaico. Mi avvicino incuriosito. Ciascuna 'mattonella' è la riproduzione di una scheda anagrafica di una persona. Provo a leggere qualche nome a caso, non mi fa scattare niente nella memoria. Mi sposto allora sul lato, per vedere il cartello esplicativo. E improvvisamente noto che alcune di queste schede sono in rilievo, qualcuna di più, qualcuna di meno.


Si tratta delle riproduzioni delle schede anagrafiche dei responsabili dei vari uffici del Servizio di Sicurezza del Reich, la vera e propria centrale del terrore nazista. Sono state realizzate in funzione dei processi tenuti nel dopoguerra, a partire dagli anni Sessanta, in Germania. Le mattonelle in rilievo rappresentano le persone effettivamente processate, sedici in tutto su centinaia. I processi giunti a sentenza sono stati solo tre, le mattonelle più in rilievo di tutte. Tutti gli altri l'hanno fatta franca in qualche modo, fuggendo o trovando magari qualche impiego rispettabile nella macchina statale del dopoguerra. Guardo attonito il muro, e spero che la giustizia divina abbia fatto ciò che la giustizia umana non ha potuto, o peggio non ha voluto fare.  

Le conseguenze di quell'orrore, dalle più immediate a quelle degli anni seguenti sono ancora visibili nel centro di Berlino. Nei musei o nei memoriali, come quello a poca distanza dalla Porta di Brandeburgo dedicati allo sterminio degli ebrei. 

 


Nei frammenti di Muro ancora in piedi, o nella doppia fila di sanpietrini che ne indica ancora oggi l'ubicazione, a ricordo della divisione della città tra le potenze vittoriose. 


Nei resti della Gedächtniskirche (Chiesa della Memoria) bombardata dagli Alleati e mai abbattuta ma lasciata lì a perenne ricordo di ciò che è avvenuto, affinchè ci si ricordi anche del perchè è avvenuto. 




Berlino, tuttavia, non è solo memoria degli orrori passati. E' una città vivace, in continuo cambiamento. 


Berlino è...palazzi splendidi e chiese imponenti. 

Berliner Dom

E' artisti di strada e musica dal vivo ad ogni angolo.


Concerto in Gendarmenmarkt


Spettacolo circense in Alexanderplatz

E' birrerie chiassose e affollate.

Birreria Lowenbrau


Berlino è' luoghi storici ricostruiti alla perfezione dopo la guerra.

Oberbaumbrucke

E' colore e fantasia che sconfinano nell'arte.

East Side Gallery

E' musei incredibili, in cui è sufficiente passare da una stanza all'altra per fare un salto di secoli.

Pergamon Museum: da un lato la porta di Ishtar, Babilonia...

...dall'altro la porta del mercato di Mileto

Berlino è, tra le città europee che ho visitato finora, quella in cui ho potuto percepire a pieno le potenzialità dell'essere umano, in tutti i sensi. le due facce della medaglia: la volontà creatrice e la volontà distruttrice, il Bene e il Male. In questa città è sufficiente attraversare la strada per passare da una parte all'altra.

Le porte del Paradiso e dell'Inferno sono adiacenti e identiche. (N.Kazantzakis)





























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