Reason to be
Fine maggio. Interno, tarda serata. Fatico a dormire, pensieri e preoccupazioni per il futuro, cena sullo stomaco, e chissà cos'altro. Mi alzo e vado a prendere la guida della Germania, ormai un po' datata, e inizio a sfogliarla. Non posso dire di conoscerla a memoria ma l'ho già riletta più volte. Mi soffermo sulle pagine dedicate a una cittadina di nome Schwerin. Sembra un posto che merita proprio una visita, ho un vago ricordo di avere cercato già qualcosa. Apro Google e cerco le immagini. Ora ricordo, quel castello spettacolare sul lago...
Da lì inizia tutto. Come ci si arriva, da Alessandria? E che cosa altro si potrebbe visitare, nei dintorni?
Inizio a scorrere mappe e orari ferroviari, mi appunto luoghi e tempi di percorrenza...Quando alzo la testa è ben tardi. Forse è meglio smetterla, per ora, intanto ho buttato giù un primo progettino, poi se son rose...
In effetti, molte volte queste idee nascono e hanno fine nel giro di poco tempo. Come l'anno scorso, ad esempio, quando avevo iniziato a esplorare la possibilità di un giro in Polonia. Sono andato avanti per un po', poi ho perso interesse nell'idea e ho abbandonato il tutto (ma un piccolo seme è già stato gettato, e prima o poi arriverà il momento...)
Qui invece la wanderlust, il desiderio irrefrenabile di viaggiare, ha il sopravvento. Continuo a cercare posti, a studiare itinerari, le idee si sovrappongono. Se passo da qui... ma allora potrei anche visitare questo...quest'altro non me lo devo perdere assolutamente... sino a che arrivo alla definizione più concreta, con la prenotazione del volo, e poi degli alberghi. Sul mio desktop si accumulano i files, le piantine delle città e tutto il necessario.
Poi è solo un lungo, quasi estenuante conto alla rovescia. La definizione degli ultimi particolari, il controllo frenetico delle previsioni del tempo negli ultimi giorni, la stampa di tutto il materiale necessario (preferisco ancora la cara e vecchia carta), la preparazione dello zaino.
Giunge così la sera prima della partenza. Ultimi controlli: documenti ok, mappe stampate, macchina fotografica e telefonino sotto carica, ecc. E mentre cerco di prendere sonno, rifletto.
La Rete. Questa divinità moderna, da qualunque aspetto la si guardi, ha sempre una faccia doppia. Senza muovermi da casa ho già fatto più volte il mio viaggio. Ho passeggiato per le vie del centro di Greifswald, ho individuato con certezza l'ingresso dell'albergo a Stettino, che è un po' nascosto all'interno di un cortile, so come raggiungere la fermata dell'autobus uscito dal terminal C di Tegel. Ho anche visto i punti esatti in cui le scalette in legno permettono l'accesso alle spiagge sotto le scogliere dell'isola di Rugen. Ho persino già fatto - andata e ritorno - il viaggio sul treno a vapore che da Bad Doberan raggiunge il mar Baltico, vedendolo da una prospettiva che 'dal vivo' non mi sarà permessa. (il cosiddetto Führerstandsmitfahrt, ossia il viaggio visto dalla cabina del macchinista).
Ma tutto ciò, se da un lato mi tranquillizza perchè non avrò 'sorprese', non mi sta al tempo stesso togliendo qualcosa? Il piacere della scoperta, il brivido dell'ignoto, l'emozione di girare l'angolo e trovarmi a tu per tu con una splendida piazza con le case di mille colori...
Forse sì, penso. Forse qualcosa si perde. Ma ci sono molte altre cose che le immagini, i video, i resoconti non sanno restituire. I profumi, ad esempio. O l'istante in cui la foto che hai potuto vedere su Google diventa la 'tua' foto, magari da una prospettiva differente, oppure con condizioni atmosferiche diverse. E potrei trovare mille altri esempi. Ma mi affretto a spegnere la luce, perchè domani devo alzarmi presto e il viaggio finalmente avrà inizio.
Poi, nel bel mezzo della vacanza, quando meno te lo aspetti, ti prende un groppo in gola. Eppure, non c'è nessun tramonto, nessun paesaggio spettacolare, nessuna ragazza al tuo fianco, o a cui hai pensato con tenerezza in quel momento. Sei sul marciapiede di una stazione qualsiasi, a quasi duemila chilometri da casa tua, ad aspettare un treno che ti porterà da un posto all'altro nel corso della tua vacanza. Ma la canzone che stai ascoltando ti fa 'scattare' qualcosa dentro. E sei lì a trattenere le lacrime dalla commozione, quasi ti senti un cretino.
E capisci di colpo che sì, un viaggio va fatto e non deve restare solo sulla carta. Per quanto il virtuale si avvicini alla realtà, non è in grado di restituirti le stesse sensazioni ed emozioni che proverai 'on the road'.
Ora sono a casa, a riordinare le più di duemila foto scattate in dieci giorni, e a ripensare alla vacanza appena conclusa. Di momenti da ricordare ne ho molti, e di alcuni di questi scriverò qui, nei prossimi giorni. Ma ho voluto iniziare da qui, dalla molla che ha fatto partire tutto e dalla canzone che in qualche modo è diventata, un po' per caso, la colonna sonora dell'intero viaggio.


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