Un treno, un castello e un cartello giallo

Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi.  L'idea del blog nasce da questo aforisma: cercare di valorizzare la 'terza volta', fissando, tramite brevi resoconti corredati dalle immagini più significative, ricordi e sensazioni dei viaggi, delle esplorazioni e delle camminate passate.

Quanto alla parola tedesca che dà il titolo del blog, deriva da un cartello, terzo protagonista in ordine di apparizione di questo racconto, che assieme rispettivamente a...un treno e a un castello (chiuso), ha segnato in qualche modo un 'prima' e un 'dopo' nel mio stile di viaggio e di esplorazione.


1 aprile 2010.  Appoggiato al finestrino, guardo il panorama delle colline svizzere da qualche parte tra Basilea e Berna. Sto rientrando verso la mia 'base' di esplorazione dopo una mattinata a visitare il Museo dei Trasporti di Lucerna. Macchina fotografica in pugno, cerco di cogliere, come faccio sempre, alcune istantanee del viaggio. Improvvisamente, su un colle davanti a me appare una fortezza imponente, che digrada sino a una chiesa con due torri e una facciata bianchissima. Purtroppo, non faccio in tempo a scattare che il treno entra in galleria. Peccato, una bella foto mancata, penso.
Nachster Halt Aarburg-Oftringen, dice la voce registrata attraverso l'interfono del treno, che inizia a rallentare già all'interno del tunnel. Un lampo, un'idea. Ho una trentina di secondi per prendere una decisione. Scendo o non scendo? La frenata si fa più marcata mentre già si intravede l'uscita della galleria...

Guardo il convoglio allontanarsi dalla stazione. Sono davanti al cartellone degli orari e noto con sollievo che la località è servita da un treno ogni ora. (In Svizzera è la norma, gli orari italiani sono molto meno affidabili da quel punto di vista.) All'uscita della stazione un cartello indica  Festung Aarburg (Fortezza di Aarburg) a pochi minuti di cammino. In effetti in breve tempo arrivo ai piedi dell'imponente castello. Ci giro attorno alla ricerca di un ingresso per la visita, ma scopro con disappunto che è chiuso per lavori. Peccato, mi accontenterò di fotografarlo dall'esterno e poi tornerò al volo in stazione.

A fianco dello sperone roccioso scorre il fiume Aare, da cui la fortezza stessa prende il nome. Un ponte stradale lo attraversa, mentre individuo una sorta di passeggiata lungo il fiume. Mi allontano leggermente in modo da trovare un buon punto per scattare la foto. Scendo sulla riva; alcune canoe sono attraccate, là dove il fiume forma una piccola insenatura. Il castello, imponente, e la bianca chiesetta che ne costituisce quasi il naturale prolungamento, dominano la scena, stagliandosi su un cielo decisamente cupo. 

  
Risalgo la riva. Sulle prime non ci avevo fatto caso ma vedo un cartello con scritto AareLandweg, che segnala di un sentiero tematico legato evidentemente al fiume.  Verrebbe voglia di seguirlo, però....dove va a finire? Quanto è lungo? Come faccio poi a rientrare? Ora che ci penso, prima mi sembrava di avere visto qualcosa... 
Torno nella piazza antistante il castello. In bella vista c'è un palo con diversi cartelli: oltre a un altro 'AareLandweg', ve ne sono altri, di colore giallo, che indicano altre località e suggeriscono l'esistenza di altri sentieri tematici. Uno i questi punta verso il lungofiume da cui provengo e recita Rothrist Bahnhof, 1h 10m. Rapido controllo agli orari ferroviari che mi porto dietro: Rothrist è la stazione successiva sulla linea che mi riporterebbe alla base. Quasi quasi...altro furioso dibattito parlamentare tra le voci nella mia testa: "Beh, si può fare allora". "Certo che quei nuvoloni..." "Però si sta così bene all'aria aperta..." Deciso, si va.

Il sentiero scorre piatto e tranquillo lungo la riva del fiume, sotto una fila di alberi, in direzione sud. Paesaggisticamente, va detto, niente di eccezionale, una volta che la scenografica rocca è sparita alle mie spalle. Ma alcune sensazioni di quella camminata ancora oggi mi restano nella mente: il piacere di camminare col sole in fronte in piena sicurezza - il percorso è pensato per evitare le strade trafficate -  e la sorpresa nel vedere con buona frequenza i cartelli pensati specificamente per gli escursionisti, con indicatori di direzione e tempi di percorrenza anche in tratti intermedi. E qua e là, dove non vi è dubbio alcuno sulla direzione da prendere, un semplice e al tempo stesso iconico cartello a forma di rombo con la scritta Wanderweg (sentiero) a scandire il percorso. Così strano per chi fino ad ora conosceva solo le strisce bianco-rosse del CAI.



Seguendo i cartelli gialli, a un certo punto si abbandona il fiume e si punta verso la zona industriale del paese di Rothrist. I cartelli continuano a guidarmi verso la mia meta, sempre ben visibili sui pali della luce, avvitati agli alberi,ecc. Addirittura ne trovo uno all'interno del sottopassaggio della stazione stessa..Raggiungo così con tranquillità e in piena sicurezza il binario e attendo l'arrivo del treno. Ah, ovviamente i tempi di percorrenza erano assolutamente realistici. In un'oretta o poco più sono arrivato destinazione. Ennesimo esempio della tanto decantata precisione svizzera.

Mentre il treno corre verso sud e il paesaggio scorre davanti ai miei occhi, rifletto. Fino a quel momento ho sempre considerato l'attività escursionistica come qualcosa di legato esclusivamente al periodo estivo e praticabile soltanto in montagna (o al massimo su qualche grande percorso culturale come il Cammino di Santiago). In realtà, la passeggiata di oggi mi ha dimostrato che posizionando con cura e raziocinio una segnaletica pedonale si aprono possibilità quasi infinite. E' possibile unire virtualmente qualunque luogo, attraversando campi su stradine bianche, costeggiando  argini, impegnando mulattiere, affrontando anche tratti asfaltati poco trafficati... persino segnalando adeguatamente il percorso all'interno di una città, sui marciapiedi, nelle piazze. Naturalmente, una parte importante la fa anche la...presentazione: se il sentiero non è soltanto la mera congiunzione del punto A con il punto B ma 'racconta' anche qualcosa, si aggiunge un motivo di curiosità e un ulteriore stimolo a percorrerlo. Inoltre, tracciando percorsi anche ad altitudini meno elevate, li si rende fruibili praticamente tutto l'anno, purchè le condizioni atmosferiche lo consentano.

Arrivo a destinazione, vado in albergo e mi stendo una mezz'ora sul letto. E riprendo il filo delle mie riflessioni... Bene, per cominciare voglio informarmi sulla rete sentieristica svizzera, che a una prima impressione sembra ben tracciata (...sembra?...) in modo da aggiungere possibilità e idee ai miei futuri percorsi di esplorazione. Contemporaneamente, inizierò a cercare qualcosa di simile anche in Italia.

A partire dal primo di aprile di otto anni fa, posso dire che mi si è aperto...un mondo. Sono tornato in Svizzera altre volte (e magari in altri post racconterò di qualche altra escursione in terra elvetica), che è un vero e proprio paradiso per chi è interessato all'escursionismo, a tutti i livelli e a tutte le altitudini, ma soprattutto ho iniziato a cercare percorsi anche in Italia. A volte è più difficoltoso, -addirittura quasi frustrante, in alcuni casi - raccogliere le informazioni necessarie. Non esiste un luogo unico dove cercare, e in generale il sistema di mezzi pubblici non ha l'efficienza e la capillarità svizzera. Ma posso dire che in questi anni ho iniziato a notare dei miglioramenti e una crescente attenzione al turismo 'slow' anche nel nostro paese. Escursionismo non è solo più...sentieri di montagna: piano piano nascono progetti, idee, percorsi, a volte su impulso degli enti locali, a volte su iniziative collettive che partono 'dal basso', ossia da appassionati. comitati ad hoc, gruppi di camminatori che creano una rete e con un lavoro di volontariato encomiabile danno il via a nuovi percorsi fruibili da chiunque. Ma questa è un'altra storia, e la si dovrà raccontare un'altra volta (cit.) 

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