Orgoglio e Pregiudizio
Bisogna ammetterlo onestamente: tu ed io non abbiamo mai avuto un buon rapporto reciproco...già dalla prima volta.
Un lontano e piovigginoso giorno di novembre del 2001, vestito in modo impeccabile (giacca, cravatta, scarpe lucide, paletot) e diretto a una riunione di ricerca all'Ateneo della Bicocca, un po' per inesperienza, un po' per indicazioni confuse, a un certo punto mi sono trovato mio malgrado all'interno di un cantiere edile con un camion pieno di detriti che avanzava lento e inesorabile verso di me, sollevando onde di acqua fangosa ai lati. Ho chiuso gli occhi, schiacciandomi contro una recinzione metallica. Miracolosamente non mi sono trasformato in un pupazzetto di fango, ma una volta trovata la strada giusta e nonostante dieci minuti a tentare di darmi una parvenza di normalità in un bagno dell'Ateneo, al mio ingresso alla riunione sono stato accolto dagli sguardi perplessi, o meglio decisamente schifati, dei colleghi e dei professori che vi partecipavano.
Le riunioni (e le mie esperienze meneghine in genere) successive a quell'inizio fantozziano sono state decisamente migliori, ma alla fine l'imprinting è stato, come spesso accade, fondamentale. Per me è sufficiente iniziare a vedere all'orizzonte i palazzoni che costellano la periferia della città, o il fiume di macchine che, superata la barriera del Forum di Assago, lascia sulla destra l 'Hotel Alga (che non è una catapecchia, anzi... 3 stelle superiore...ma si può dargli un nome così?!? ) che le parole della canzone di Lucio Dalla iniziano a girarmi in testa:
Sembra quasi che la mia mente si rifiuti di pensare alla rutilante e tentacolare metropoli meneghina come una città turistica, nonostante qualche occasione - sia da solo che in compagnia di una amica 'autoctona' - vi sia stata in passato. Milano è sempre stata e resterà per me la città delle riunioni lavorative, dei convegni, o al massimo un luogo di transito verso altri lidi, magari verso le "mie" montagne del Trentino.
Milano ogni volta che mi tocca di venire
Mi prendi allo stomaco, mi fai morire...
Sembra quasi che la mia mente si rifiuti di pensare alla rutilante e tentacolare metropoli meneghina come una città turistica, nonostante qualche occasione - sia da solo che in compagnia di una amica 'autoctona' - vi sia stata in passato. Milano è sempre stata e resterà per me la città delle riunioni lavorative, dei convegni, o al massimo un luogo di transito verso altri lidi, magari verso le "mie" montagne del Trentino.
Ora, fresco vincitore di un soggiorno formativo pagato (da me) nelle aule sorde e grigie (cit.) dell'Università Statale di Milano, sto per iniziare un periodo in cui la mia frequentazione meneghina sarà decisamente più assidua. Tre giorni alla settimana di pendolarismo da qui sino a novembre.
La soddisfazione di poter frequentare questo corso è però bilanciata da un timore di fondo. Non riesco a capire se mi inquieti di più la difficoltà che potrei incontrare nel conciliare studio e lavoro o...la sede stessa del corso.
Pertanto, senza mascherare il chiaro intento 'terapeutico' di questo post, provo a fissare alcune immagini delle rare volte in cui ho potuto aggirarmi con il naso all'insù e il piacere di scoprire una città a me abbastanza aliena, senza l'assillo di una riunione incombente o di un mezzo pubblico da prendere al volo. Nonostante il traffico caotico e i ritmi infernali che impone spesso a chi vi abita, batte infatti al suo interno un cuore antico ed affascinante, che attende solo di essere scoperto con la dovuta calma.
E ho come il sentore che queste immagini potrebbero servirmi a breve, la prima volta che mi troverò pigiato in un vagone della metro piantato in galleria. Cosa che peraltro mi è successa non più di tre settimane fa, proprio il giorno del colloquio di ammissione, quasi a ribadire una antica inimicizia...
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